Studio MIRAGE: una nuova speranza di cura per i meningiomi più aggressivi
Tra i tumori che si sviluppano all’interno del cranio, il meningioma è uno dei più comuni. A differenza di altri tumori cerebrali, non nasce dal tessuto del cervello, ma dalle meningi, le membrane che lo rivestono e lo proteggono insieme al midollo spinale. Nella maggior parte dei casi si tratta di tumori a crescita lenta e con un comportamento benigno, ma non sempre è così.
Circa un quinto dei meningiomi, infatti, è costituito da forme più aggressive, classificate come grado 2 (atipiche) o grado 3 (anaplastiche). Questi tumori hanno una maggiore tendenza a ricrescere nel tempo e possono diventare particolarmente difficili da gestire. Si presentano più spesso nelle persone anziane, soprattutto dopo i 65 anni, e colpiscono più frequentemente le donne.
Oggi la cura del meningioma si basa principalmente su chirurgia e radioterapia. Quando il tumore può essere rimosso completamente con un intervento chirurgico, le prospettive sono spesso buone. Nei casi in cui l’asportazione non sia totale, o quando si tratta di forme più aggressive, la radioterapia aiuta a ridurre il rischio di recidiva. Tuttavia, quando un meningioma di grado 2 o 3 ritorna dopo questi trattamenti, la situazione si complica. Le opzioni terapeutiche diventano limitate e, al momento, non esistono farmaci considerati uno standard realmente efficace per queste forme recidivate.
È proprio in questo contesto che nasce lo studio clinico MIRAGE, con l’obiettivo di offrire una possibile nuova opportunità ai pazienti che si trovano in questa difficile fase della malattia. I ricercatori stanno valutando l’efficacia di un farmaco chiamato Regorafenib, una terapia a bersaglio molecolare già utilizzata in altri tumori. Si tratta di una compressa che agisce bloccando alcuni meccanismi fondamentali per la sopravvivenza del tumore, in particolare la formazione di nuovi vasi sanguigni che lo nutrono e i segnali che ne favoriscono la crescita e la diffusione.
Lo scopo dello studio è capire se questo farmaco possa mantenere la malattia stabile più a lungo rispetto ai trattamenti che oggi vengono usati in questi casi, come l’idrossiurea o il bevacizumab. In altre parole, si vuole verificare se il Regorafenib riesca a ritardare la progressione del tumore in persone che hanno già affrontato chirurgia e radioterapia e che non possono più essere sottoposte a ulteriori interventi locali.
Il MIRAGE rappresenta quindi un tentativo concreto di trasformare i risultati della ricerca in laboratorio in una nuova possibilità terapeutica per chi, oggi, ha poche alternative. In situazioni come queste, gli studi clinici non sono solo esperimenti, ma possono diventare un’occasione reale di accesso a terapie innovative.
Se tu o una persona a te cara state affrontando un meningioma aggressivo recidivato, potrebbe essere utile informarsi sulla possibilità di partecipare a questo studio e parlarne con il proprio neuro-oncologo di riferimento. Conoscere le opportunità offerte dalla ricerca è un passo importante per non sentirsi soli davanti a una malattia complessa.
Sarebbe interessante per il meningioma petroclivale se ci fosse un farmaco.
Mia madre plurioperata di meningioma tipo2 ora ha 86 anni e non è più operabile. Essendo invalida al 100 è possibile fare trattamento con farmaci monoclonali?
Purtroppo no, i farmaci monoclonali non sono un trattamento standard approvato per il meningioma di tipo 2 (grado II) nel Servizio Sanitario Nazionale italiano, specialmente in pazienti non operabili di 86 anni.
L’invalidità al 100% garantisce esenzione totale dai ticket per farmaci e visite, ma non abilita automaticamente a terapie sperimentali o off-label come gli anticorpi monoclonali.
Per meningiomi ricorrenti non operabili, le linee guida privilegiano la radioterapia o la radiochirurgia stereotassica, se fattibili, data l’età avanzata e le condizioni generali.
Nel caso di un paziente di 40 anni inoperabile con recidiva meningioma di tipo 2 in sede frontale che ora assume oncocarbide quale sarebbe la possibilità di una nuova terapia?
Nel caso di un paziente di 40 anni inoperabile con recidiva meningioma di tipo 2 in sede frontale che ora assume oncocarbide quale sarebbe la possibilità di una nuova terapia?
Dato che il paziente ha 40 anni, una recidiva di meningioma di grado 2 e al momento non è operabile, chiederei ai medici una rivalutazione multidisciplinare in un centro neuro-oncologico esperto. In particolare, sarebbe utile capire se ci siano ancora margini per un trattamento radioterapico mirato, come stereotassi o re-irradiazione selettiva, e se una terapia come bevacizumab possa essere indicata, soprattutto in presenza di edema o sintomi neurologici. In parallelo, chiederei se è stata eseguita una profilazione molecolare del tumore, perché alcune alterazioni possono aprire la strada a farmaci mirati o studi clinici. Potrebbe inoltre essere utile valutare una PET specifica per verificare l’espressione dei recettori della somatostatina e capire se esistano opzioni terapeutiche dedicate.
Trovandoci in Sardegna e non avendo in questo momento la possibilità di spostare il paziente vorrei sapere se saprebbe consigliarmi un centro adatto che possa seguirci a distanza. La ringrazio per avermi dedicato del tempo.
Vista l’impossibilità di spostare il paziente, il mio consiglio è di richiedere una second opinion a distanza a un centro con esperienza specifica nei gliomi, inviando documentazione clinica completa e immagini RM.
Oltre al Besta di Milano, che resta un riferimento nazionale per la neuro-oncologia, valuterei anche lo IOV di Padova, dove è presente un gruppo multidisciplinare dedicato alle neoplasie del sistema nervoso centrale e ai gliomi/glioblastomi (IOV Neuro-Oncologia). Altri centri esperti da considerare possono essere Humanitas, IEO, Gemelli, Candiolo, Molinette di Torino o altri IRCCS/ospedali con neuro-oncologia dedicata.
La cosa più pratica è chiedere se possono valutare il caso da remoto e poi coordinarsi con l’oncologo locale in Sardegna per prescrizioni, controlli ed eventuale gestione degli effetti collaterali. Preparerei ultimo referto RM con immagini, istologico e profilo molecolare, terapie già effettuate, condizioni attuali del paziente e una domanda clinica precisa: se proseguire con regorafenib o se esistono alternative ragionevoli.
La ringrazio di cuore per tutti i consigli è stato gentilissimo
Buonasera. Come faccio a mettermi in contatto per capire se posso far partecipare allo studio mio marito? Meningioma che da grado 1 è passato a grado 2 ma si sta comportando come grado 3. Abbiamo già fatto due interventi. Purtroppo cresce.
Attraverso il link nell’articolo può risalire al codice della sperimentazione e da li ai nomi degli istituti con i riferimenti degli investigatori principali. Se non dovesse riuscire ci dobbiamo sentire e le diamo una mano noi a risalire ai contatti.