Novità della Ricerca nel Quinto Bimestre 2026
Questo è il trentanovesimo articolo del progetto che ha l’obiettivo di raccogliere periodicamente (ogni due mesi) le novità della ricerca sui trattamenti possibili per il glioblastoma multiforme. Di seguito elenco le notizie che abbiamo ritenuto più significative emerse negli ultimi due mesi. Come per gli articoli precedenti della serie ogni notizia sarà preceduta dal titolo originale con link alla fonte e seguita da un breve commento. Il criterio con cui vengono scelte le notizie è sempre quello di includere in generale le sole notizie relative a ricerche in fase clinica, a meno che il potenziale della ricerca per il trattamento del glioblastoma non sia veramente notevole.
MimiVax and Roswell Park Announce Results from Phase 2b SURVIVE Trial of SurVaxM in Newly Diagnosed Glioblastoma
SurVaxM è un vaccino peptidico che addestra il sistema immunitario a riconoscere la survivina, una proteina che aiuta le cellule tumorali a sopravvivere ed è presente nella grande maggioranza dei glioblastomi. Lo studio SURVIVE (NCT05163080) è un trial di fase 2b randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, condotto in 11 centri statunitensi su pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi in buone condizioni generali, con residuo tumorale minimo dopo la chirurgia e senza progressione al termine di radio-chemioterapia standard. Su 233 pazienti valutabili la sopravvivenza globale mediana è stata di 22,8 mesi con SurVaxM contro 20,3 mesi con placebo: una differenza di 2,5 mesi che non ha raggiunto la significatività statistica, per cui l’endpoint primario sull’intera popolazione non è stato centrato. Il dato più interessante riguarda il sottogruppo prespecificato dei pazienti fino a 65 anni, dove la differenza è risultata significativa (24,2 contro 20,2 mesi), con il 42% dei pazienti trattati ancora in vita a 30 mesi contro il 18% del gruppo placebo. Il vaccino è stato ben tollerato, con effetti collaterali per lo più lievi nel punto di iniezione. Va detto con onestà che un risultato in un sottogruppo, per quanto prespecificato, non equivale a un trial positivo; va anche notato che il gruppo placebo è vissuto più a lungo del riferimento storico atteso, rendendo il confronto più difficile. L’azienda intende discutere i risultati con la FDA: la strada più probabile è che servano ulteriori conferme.
Imvax Announces Additional Data from Phase 2b Clinical Trial of IGV-001 in Newly Diagnosed GBM and Provides Update on Planned Clinical Development
IGV-001 è un’immunoterapia personalizzata ottenuta dalle cellule tumorali del paziente stesso, prelevate durante l’intervento, trattate con un oligonucleotide antisenso e racchiuse in piccole camere di biodiffusione che vengono impiantate temporaneamente nell’addome per stimolare una risposta immunitaria contro molti antigeni del tumore contemporaneamente. Lo studio di fase 2b (NCT04485949), randomizzato e controllato con placebo su 99 pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi, non aveva raggiunto il proprio endpoint primario; un’analisi prespecificata nei 48 pazienti con promotore MGMT non metilato — il sottogruppo che beneficia meno della temozolomide e ha la prognosi peggiore — ha però mostrato una sopravvivenza mediana di 14,8 mesi contro 10,6 con placebo, una differenza ai limiti della significatività statistica, insieme a un rallentamento del declino funzionale e a un profilo di sicurezza favorevole. Sulla base di questi dati e dopo un confronto con la FDA, Imvax prepara uno studio di fase 3 randomizzato di circa 375 pazienti MGMT-non metilati, con avvio previsto nel 2027 subordinato al reperimento dei finanziamenti. È un segnale da confermare, ma rivolto proprio alla popolazione con il bisogno clinico più urgente; i dati completi saranno presentati al congresso SNO di novembre.
Neoadjuvant PD1 plus CTLA-4 immune checkpoint blockade in surgically resectable recurrent glioblastoma: a randomized surgical window-of-opportunity trial
Pubblicato su Nature Communications, questo studio randomizzato (NCT04606316, coordinato dal Dana-Farber Cancer Institute) ha valutato nei pazienti con glioblastoma ricorrente operabile la somministrazione di immunoterapia prima dell’intervento chirurgico, con tre bracci: combinazione di nivolumab (anti-PD-1) e ipilimumab (anti-CTLA-4), solo nivolumab, oppure placebo. Il disegno “window-of-opportunity” permette di analizzare direttamente il tessuto tumorale asportato per capire che cosa l’immunoterapia abbia effettivamente fatto nel tumore. Il doppio blocco ha aumentato in modo marcato l’infiltrazione di cellule immunitarie nel tumore e l’attivazione immunitaria misurabile nel sangue, e si è associato a una sopravvivenza mediana di circa 13 mesi contro circa 9 con il solo nivolumab; una maggiore infiltrazione immunitaria e i segni precoci di attivazione erano collegati a una sopravvivenza più lunga. Il glioblastoma è stato finora largamente resistente all’immunoterapia con checkpoint inibitori usati da soli, e un precedente studio di conferma con un singolo anti-PD-1 neoadiuvante non aveva mostrato benefici. Questi risultati indicano che la combinazione può effettivamente “accendere” la risposta immunitaria nel tumore; numeri e disegno, però, non bastano a dimostrare un beneficio di sopravvivenza, che dovrà essere verificato in studi dedicati.
EGFR-targeted antibody-toxin conjugate in recurrent glioma: a phase 1 trial
Pubblicato su Nature Medicine, questo studio di fase 1 della Duke University (NCT02303678) ha valutato D2C7, un’immunotossina composta da un frammento di anticorpo che riconosce sia la forma normale di EGFR sia la variante tumorale EGFRvIII, legato a una tossina batterica modificata che uccide le cellule a cui si attacca. Il farmaco viene infuso direttamente nel tumore attraverso un catetere con la tecnica della convection-enhanced delivery, che bypassa la barriera emato-encefalica. Su 72 pazienti con glioblastoma ricorrente la sopravvivenza mediana è stata di 7,9 mesi, con effetti collaterali da lievi a moderati, e alcune analisi esplorative hanno individuato biomarcatori associati a una sopravvivenza più lunga. Il risultato in monoterapia è quindi modesto, come ci si poteva attendere da uno studio pensato per stabilire sicurezza e dose. La parte più promettente è lo sviluppo successivo: Duke sta sperimentando D2C7 insieme a 2141-V11, un anticorpo che stimola il sistema immunitario attraverso il recettore CD40 (NCT04547777), e i dati preliminari presentati a congresso su 27 pazienti ricorrenti indicano una sopravvivenza mediana di 16,4 mesi, senza eventi avversi correlati gravi. Sono numeri ancora piccoli e non controllati, ma l’idea di uccidere le cellule tumorali e insieme risvegliare l’immunità contro di esse merita attenzione.
Phase I trial of IL13Rα2-targeted CAR-T cell therapy for recurrent malignant glioma
Pubblicato su Clinical Cancer Research, questo studio coreano di fase 1 (studio MAGIC-I, NCT05540873, National Cancer Center di Goyang) ha testato cellule CAR-T dirette contro IL13Rα2, un recettore molto espresso nei gliomi maligni e assente nel tessuto cerebrale sano, in pazienti con glioma di grado 3-4 ricorrente dopo le terapie standard. La particolarità è la via di somministrazione: una singola infusione endovenosa, molto meno invasiva rispetto all’infusione intracranica usata nella maggior parte degli studi CAR-T sul glioblastoma. Dieci pazienti hanno ricevuto tre dosi crescenti senza tossicità gravi; gli effetti più comuni sono stati febbre e aumento degli enzimi epatici. Le cellule CAR-T hanno raggiunto il picco nel sangue dopo circa una settimana e sono state rilevate anche nel liquido cerebrospinale alle dosi più alte, segno che riescono ad arrivare al sistema nervoso centrale. I segnali di efficacia sono invece ancora limitati: nessuna riduzione del tumore, una stabilizzazione di malattia in tre pazienti, sopravvivenza libera da progressione mediana di circa 2,6 mesi e sopravvivenza globale di 10,9 mesi. È un primo passo che dimostra fattibilità e sicurezza dell’approccio endovenoso; è prevista una fase 2, verosimilmente con strategie per potenziare l’attività delle cellule.
FDA Approves Telix’s Brain Cancer Imaging Drug Pixclara
Includiamo una notizia che non riguarda una terapia ma la diagnostica, per il suo impatto pratico. A metà settembre la FDA ha approvato Pixclara, il primo tracciante per PET con FET (fluoroetil-tirosina, un aminoacido marcato) disponibile negli Stati Uniti per i gliomi, in adulti e bambini a partire dal primo mese di vita. La FET-PET aiuta a risolvere uno dei problemi più difficili nella gestione del glioblastoma: distinguere una vera progressione del tumore dalle alterazioni provocate dai trattamenti (come la pseudoprogressione o la radionecrosi), che alla risonanza magnetica possono apparire molto simili. È bene precisare che per i lettori italiani la novità è relativa: in Europa la FET-PET è utilizzata da anni ed è già raccomandata dalle linee guida internazionali come esame complementare alla risonanza. Resta aperta la questione di quanto possa migliorare anche la pianificazione della radioterapia: uno studio pilota recente mostra che la FET-PET modifica i volumi da irradiare in oltre la metà dei pazienti, ma uno studio randomizzato europeo sulla re-irradiazione guidata da FET-PET non ha evidenziato un beneficio di sopravvivenza. Come strumento diagnostico, però, il suo valore è consolidato.
Alpheus Medical Opens Enrollment in New Clinical Trial for Butterfly Glioblastoma
Chiudiamo con un nuovo studio che apre per un gruppo di pazienti con pochissime opzioni. Il glioblastoma “a farfalla” è una forma che attraversa la linea mediana del cervello attraverso il corpo calloso, interessando entrambi gli emisferi: rappresenta una piccola percentuale dei casi, spesso non è operabile ed è escluso da molti trial. Alpheus Medical ha avviato uno studio di fase 1 (NCT07862647) dedicato proprio a questi pazienti, con la terapia sonodinamica: il paziente assume per bocca 5-ALA, la stessa sostanza usata in sala operatoria per rendere fluorescente il tumore, che si accumula selettivamente nelle cellule tumorali; un dispositivo a ultrasuoni a bassa intensità, applicato in modo non invasivo su entrambi gli emisferi, attiva poi la sostanza innescando la morte delle cellule tumorali. Lo studio valuta sicurezza e tollerabilità del trattamento prima e durante la radio-chemioterapia standard; è importante sapere che l’arruolamento deve avvenire prima dell’inizio della radio-chemioterapia. La stessa piattaforma è in valutazione in uno studio di fase 2b randomizzato nel glioblastoma di nuova diagnosi (NCT07225621). Si tratta di una fase molto precoce, ma per un sottogruppo così trascurato l’apertura di un trial dedicato è già una notizia.
Vi ricordiamo che questi aggiornamenti hanno uno scopo informativo: molti degli studi citati sono in fase iniziale e spesso condotti all’estero, e l’idoneità dipende da criteri clinici molto specifici. La valutazione se e a quale studio partecipare va sempre fatta con il proprio neuro-oncologo o con il centro di riferimento, l’unico che può verificare l’eleggibilità del singolo caso e quali trial siano effettivamente disponibili.
È tutto per questo quinto bimestre del 2026. Un sentito grazie a tutte le persone che, con il loro sostegno, ci permettono di mantenere viva l’organizzazione di volontariato e di sviluppare progetti sempre più focalizzati sul supporto concreto ai pazienti e ai loro caregiver. Se stai vivendo direttamente o indirettamente l’esperienza del glioblastoma, ti ricordiamo che il progetto Speranza e Coraggio offre un servizio di supporto psicologico specializzato, totalmente gratuito, pensato per accompagnare pazienti e familiari nei momenti più difficili: chiedere aiuto è un atto di forza.
A tutti coloro che stanno combattendo contro il glioblastoma, e ai loro cari, va il nostro abbraccio.