Cosa farei se oggi mi venisse diagnosticato un Glioblastoma

16 Ottobre 2020 0 di Roberto Pugliese

Mi è sembrato utile prendere spunto da una recente intervista di Al Musella e provare a rispondere a questa difficile domanda. Ci sono diverse possibilità. Il trattamento standard di cura prevede: Chirurgia, Radioterapia e Chemioterapia con Temozolomide. Con questo approccio la possibilità di sopravvivere 5 anni è di circa il 5%. Tuttavia se si utilizza il dispositivo Optune (che tuttavia in Italia non fa inspiegabilmente ancora parte del trattamento standard) le mie chance di sopravvivenza a 5 anni saltano al 24,9% (se lo utilizzo il 90% del tempo).

I trial clinici di fase-3 attivi nel mondo oggi sono 3. Uno coinvolge Radioterapia durante la Chirurgia. Gli altri coinvolgono trattamenti che nelle fasi precedenti hanno allungato la sopravvivenza di qualche mese e sarebbero interessanti se non fosse che prevedono un gruppo di controllo (ossia pazienti che ricevono solo il trattamento standard) e non consentono l’uso del dispositivo Optune (per cui si ottiene un potenziale vantaggio incerto rinunciando ad un beneficio noto). Storicamente negli ultimi 50 anni il trial del dispositivo Optune è stato quello che ha ottenuto il maggior successo mentre gran parte delle altre sperimentazioni cliniche di fase 3 sono fallite. Stiamo ora aspettando i risultati del trial di fase 3 DcVax che potrebbe essere promettente tuttavia al momento non sono ancora disponibili.

Ci sono circa 150 trial di fase 1 o 2 attivi nel mondo ma non è probabile che qualcuno di essi faccia una grossa differenza nell’aspettativa di vita dei pazienti. I risultati delle sperimentazioni cliniche si sanno solo dopo qualche mese dalla loro conclusione.

Ci sono diversi farmaci approvati per altre patologie. La scelta razionale in questo caso sarebbe quella di scegliere un “cocktail di farmaci off-label” sulla base dell’analisi genomica del mio specifico glioblastoma. Seguire questo approccio al momento è quasi impossibile a meno di non trovare un medico disposto a seguire il singolo paziente e ad aiutarlo nel percorso. Questa sarebbe certamente la mia scelta soprattutto se si potesse tenere traccia dell’esito di questo approccio per ciascun paziente. Le case farmaceutiche non sono interessate a questo approccio e senza disporre dei dati di ciascun paziente non si riesce ad imparare e a ottenere beneficio per gli altri.

Per quanto riguarda la Chirurgia cercherei il miglio centro disponibile per ottenere la massima resezione possibilmente utilizzando il Gliolan ossia un farmaco che aiuta il neurochirurgo a vedere piccoli gruppi di cellule di glioblastoma per aumentare la possibilità di rimuoverle. Considererei anche la possibilità di inserire un Gliadel wafer ossia di fare chemioterapia intra-operatoria se la lesione non è in prossimità dei ventricoli o non sto per entrare in una sperimentazione clinica che ne esclude l’uso o ancora se non sto utilizzando qualche forma di radiazione intra-operatoria.

Per quanto riguarda la radioterapia cercherei di utilizzare la protonterapia o qualche forma di radiochirurgia avanzata per massimizzare l’efficacia e ridurre gli effetti collaterali.

Per quanto riguarda il Temozolomide lo utilizzerei durante e dopo la radioterapia (per 6 mesi) solo se l’analisi molecolare rivela che il mio glioblastoma ha stato di metilazione MGMT metilato. Se il tumore è non-metilato cercherei invece di utilizzare il farmaco Val-083 anche se in Italia non è previsto seguire un approccio diverso perchè ormai si sa che l’efficacia del Temozolomide per i tumori non-metilati è quasi nulla diversamente dalla tossicità.

Riguardo all’Immunoterapia, ce ne sono alcune che hanno dimostrato notevoli risultati su un numero limitato di pazienti. Per alcuni vaccini e in alcuni casi di terapie genetiche circa il 20% dei pazienti ha vissuto più di 5 anni con minimi effetti collaterali. Quindi se potessi tenterei uno o forse due di questi trattamenti. Il trial del Polio Vaccine sembra promettente così come quello del CMV, il Survaxin e il Gliovac.

Per quanto riguarda il dispositivo Optune che tra l’altro non è disponibile in Italia sarebbe importante utilizzarlo nelle fasi iniziali perchè in questo caso è maggiormente efficace anche se alcune sperimentazioni cliniche non ne consentono l’uso contemporaneo.

La scelta è certamente difficile e sarebbe importante disporre di un team che possa aiutare il paziente e i suoi cari a districarsi tra le diverse possibili opzioni per trattare un Glioblastoma. Nei prossimi mesi cercheremo di sviluppare un’evoluzione del Chatbot presente in questo sito per fornire dei consigli per quanto possibile aggiornati da verificare poi con il vostro medico.