Novità della Ricerca nel Quarto Bimestre 2026

Novità della Ricerca nel Quarto Bimestre 2026

Questo è il trentottesimo articolo del progetto che ha l’obiettivo di raccogliere periodicamente (ogni due mesi) le novità della ricerca sui trattamenti possibili per il glioblastoma multiforme. Di seguito elenco le notizie che abbiamo ritenuto più significative emerse negli ultimi due mesi. Come per gli articoli precedenti della serie ogni notizia sarà preceduta dal titolo originale con link alla fonte e seguita da un breve commento. Il criterio con cui vengono scelte le notizie è sempre quello di includere in generale le sole notizie relative a ricerche in fase clinica, a meno che il potenziale della ricerca per il trattamento del glioblastoma non sia veramente notevole.

NeOnc Technologies Reports Positive Topline Phase 2a Results for Intranasal NEO100 in Recurrent IDH1-Mutant High-Grade Glioma 
Uno dei limiti storici della terapia dei tumori cerebrali è far arrivare il farmaco oltre la barriera emato-encefalica. NEO100 (studio NEO100-01) è una formulazione ultra-purificata di alcol perillico che il paziente si somministra a casa per via nasale, con maschera e nebulizzatore, quattro volte al giorno: la via intranasale sfrutta i nervi olfattivo e trigemino per raggiungere direttamente il cervello, aggirando la barriera ed evitando la tossicità sistemica. In questo studio di fase 2a su 24 pazienti con glioma IDH1-mutato di grado III e IV recidivo o progressivo, l’endpoint primario è stato raggiunto: sopravvivenza libera da progressione a 6 mesi del 48,9% contro il 20% atteso con lo standard di cura (p=0,0047, criteri RANO 2.0), con sopravvivenza globale mediana di circa 26 mesi. Il trattamento è risultato ben tollerato e ha ottenuto dalla FDA le designazioni di farmaco orfano, Fast Track e Rare Pediatric Disease; l’azienda ha chiesto un incontro con la FDA per definire un percorso registrativo. Va segnalato con chiarezza che si tratta di gliomi IDH1-mutati di grado III/IV, non del glioblastoma IDH-wildtype classico, e che lo studio è piccolo e a braccio singolo; ma per un contesto senza terapie approvate alla recidiva i risultati sono incoraggianti.

UAB trial shows first-in-human immunotherapy that more than doubles progression-free survival in glioblastoma patients (INB-200) 
Pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, lo studio di fase 1 INB-200 (NCT04165941, University of Alabama at Birmingham con IN8bio) è il primo al mondo a portare in clinica cellule T gamma-delta geneticamente modificate. Le cellule T gamma-delta riconoscono i ligandi NKG2D che compaiono sulle cellule tumorali dopo la chemioterapia; qui sono state ingegnerizzate per esprimere l’enzima MGMT, che le rende resistenti alla temozolomide e consente di somministrarle in concomitanza con essa durante la fase di mantenimento del protocollo Stupp, nel glioblastoma di nuova diagnosi. Secondo i dati riportati, il 92% dei pazienti valutabili ha superato la sopravvivenza libera da progressione mediana di circa 7 mesi attesa con il solo standard, con una tossicità gestibile in regime ambulatoriale — da cui la sintesi che la terapia “più che raddoppia” la sopravvivenza libera da progressione. Trattandosi di una fase 1 i numeri sono piccoli e servono conferme, ma il segnale è sufficiente a giustificare il proseguimento: è già in corso lo studio di fase 2 INB-400.

Anti-LAG-3 with or without anti-PD-1 in recurrent glioblastoma: a phase 1 trial 
Pubblicato su Nature Medicine, lo studio di fase 1 ABTC 1501 (NCT02658981) ha arruolato 46 pazienti con glioblastoma alla prima recidiva (23 per braccio) per testare relatlimab, un anticorpo che blocca il checkpoint immunitario LAG-3, da solo o in combinazione con nivolumab (anti-PD-1). LAG-3 è uno dei “freni” che tengono spente le cellule T esaurite: bloccarlo, da solo o insieme a PD-1, può contrastare l’immunosoppressione tipica del glioblastoma, contro cui il solo nivolumab aveva già fallito in passato. L’endpoint primario di sicurezza è stato raggiunto, con definizione delle dosi massime tollerate; eventi avversi di grado 3-4 si sono osservati in 6 pazienti su 23 nel braccio di combinazione e in nessuno con la monoterapia. La somministrazione neoadiuvante (prima della chirurgia) si è associata a una maggiore infiltrazione di linfociti T CD8+ nel tumore, e i segnali preliminari di sopravvivenza a un anno sono risultati più favorevoli con la combinazione. Lo studio non era disegnato per dimostrare efficacia, ma i risultati hanno motivato una fase 2 randomizzata, ora in corso, che confronta la combinazione con la lomustina.

BPGbio Reports Encouraging Preliminary Data from Ongoing Phase 2 Study of BPM31510 in Newly Diagnosed Glioblastoma 
Risultati preliminari di fase 2 (NCT04752813, presentati all’ASCO 2026) suggeriscono che BPM31510, una terapia mitocondriale endovenosa, possa migliorare gli esiti nel glioblastoma di nuova diagnosi quando aggiunta a radioterapia e temozolomide standard. Il farmaco è una nanodispersione lipidica di coenzima Q10 ossidato, somministrata insieme alla vitamina K1 per ridurre gli effetti sulla coagulazione, e punta a colpire il metabolismo alterato delle cellule tumorali aumentando lo stress ossidativo. Su 39 pazienti valutabili la sopravvivenza globale mediana è stata di 19,3 mesi; il dato più interessante riguarda i 24 pazienti con tumore MGMT-non metilato — il sottogruppo a prognosi peggiore — dove la sopravvivenza mediana ha raggiunto 29,3 mesi, circa il doppio del controllo storico. Non è ancora chiaro perché proprio questo sottogruppo sembri beneficiarne di più, il farmaco è risultato ben tollerato senza nuovi eventi avversi gravi correlati, e i risultati vanno confermati: i dati finali sono attesi entro la fine dell’anno.

Novel Radiation Strategy Redefines a New Treatment Paradigm for Glioblastoma (GammaTile) 
Dopo l’asportazione del glioblastoma si attendono di norma diverse settimane, per la guarigione della ferita chirurgica, prima di iniziare radioterapia e chemioterapia; in quell’intervallo le cellule tumorali residue possono ricrescere. GammaTile affronta proprio questo problema: sono piastrine riassorbibili contenenti semi radioattivi di cesio-131, collocate direttamente nella cavità chirurgica al momento dell’intervento, così da iniziare la radioterapia immediatamente e in modo concentrato, senza interferire con la guarigione. Nello studio di fattibilità e sicurezza GESTALT (NCT05342883, 67 pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi in 15 centri statunitensi, presentato all’ASCO 2026), solo il 6% dei pazienti ha avuto una ricrescita rapida prima della fase di trattamento successiva, contro il 50-70% storicamente riportato. Non essendo uno studio randomizzato, non si può ancora affermare che GammaTile prolunghi la sopravvivenza o debba diventare il nuovo standard: a rispondere a questa domanda è stato avviato lo studio di fase 3 randomizzato BRIDGES. Il concetto — non concedere alle cellule residue settimane per riorganizzarsi — è convincente; ora servono i dati randomizzati.

Ultra-hypofractionated versus conventional chemoradiation for newly diagnosed glioblastoma: survival and toxicity results of a multicenter randomized trial 
Uno studio di fase 3 randomizzato olandese ha confrontato uno schema di radioterapia ultra-breve (6 sedute da 6 Gy in 2 settimane) con quello standard (30 sedute da 2 Gy in 6 settimane), entrambi con temozolomide concomitante e adiuvante, nel glioblastoma di nuova diagnosi. Lo studio ha arruolato solo 135 dei 474 pazienti previsti per la lentezza del reclutamento, ma i risultati sono comunque netti e da conoscere: la non-inferiorità dello schema ultra-breve non è stata dimostrata, con una sopravvivenza globale mediana di circa 13 mesi contro circa 21 dello schema standard e una maggiore frequenza di radionecrosi. La conclusione degli autori è chiara: comprimere la radioterapia in sei sedute ad alta dose non deve sostituire lo standard nel glioblastoma di nuova diagnosi. È importante non generalizzare — schemi abbreviati come i 40 Gy in 15 sedute restano un’opzione consolidata per pazienti anziani o fragili non candidabili al ciclo completo — ma è una di quelle notizie “negative” che sono altrettanto preziose, perché indicano con precisione cosa evitare.

DCVax-L-Associated Survival Extension Assessed Through Propensity Score Matching Analyses 
DCVax-L è un vaccino a cellule dendritiche autologhe caricate con lisato tumorale del paziente; i risultati di fase 3, che mostravano un’estensione della sopravvivenza sia nel glioblastoma di nuova diagnosi sia in quello recidivo, erano già stati pubblicati su JAMA Oncology. Al congresso della British Neuro-Oncology Society (BNOS) sono state presentate nuove analisi statistiche più rigorose, basate sul propensity score matching, che secondo gli autori confermerebbero e rafforzerebbero i risultati, con un più che raddoppiato tasso di sopravvivenza a 5 anni nel glioblastoma di nuova diagnosi. Va inquadrata per ciò che è: non un nuovo trial, ma una rianalisi di dati già esistenti, presentata a un congresso e basata sul confronto con controlli esterni — un approccio che impone la consueta cautela interpretativa rispetto agli studi randomizzati. Detto questo, per uno dei percorsi vaccinali più longevi e discussi nel glioblastoma è un aggiornamento che vale la pena seguire.

Enrollment opens for Adaptin Bio’s Phase 1 trial of glioblastoma therapy (APTN-101) 
Chiudiamo con una notizia che segna il passaggio dal laboratorio alla clinica. Adaptin Bio ha aperto, alla Duke University, l’arruolamento di uno studio di fase 1 first-in-human su APTN-101, un “ingaggiatore” bispecifico di cellule T costruito sulla piattaforma BRiTE (Brain Bispecific T-cell Engager). L’idea affronta due problemi del glioblastoma contemporaneamente: usare le cellule T non solo per attaccare il tumore, ma anche per trasportare l’agente terapeutico attraverso la barriera emato-encefalica, dirigendolo verso le cellule che esprimono EGFRvIII, un’alterazione tumore-specifica presente in una parte dei glioblastomi (il che, in teoria, permette di colpire il tumore risparmiando le cellule sane). Lo studio, in aperto e con disegno di dose-escalation, arruolerà fino a 15 adulti con glioma maligno di grado IV EGFRvIII-positivo e ha come obiettivo primario la sicurezza e la definizione della dose massima tollerata, non ancora la dimostrazione di un beneficio di sopravvivenza. Nei modelli preclinici l’approccio si era mostrato promettente; ora si tratta di scoprire se funziona nel cervello umano.

Vi ricordiamo che questi aggiornamenti hanno uno scopo informativo: molti degli studi citati sono in fase iniziale e spesso condotti all’estero, e l’idoneità dipende da criteri clinici molto specifici. La valutazione se e a quale studio partecipare va sempre fatta con il proprio neuro-oncologo o con il centro di riferimento, l’unico che può verificare l’eleggibilità del singolo caso e quali trial siano effettivamente disponibili.

È tutto per questo quarto bimestre del 2026. Un sentito grazie a tutte le persone che, con il loro sostegno, ci permettono di mantenere viva l’organizzazione di volontariato e di sviluppare progetti sempre più focalizzati sul supporto concreto ai pazienti e ai loro caregiver. Se stai vivendo direttamente o indirettamente l’esperienza del glioblastoma, ti ricordiamo che il progetto Speranza e Coraggio offre un servizio di supporto psicologico specializzato, totalmente gratuito, pensato per accompagnare pazienti e familiari nei momenti più difficili: chiedere aiuto è un atto di forza. A tutti coloro che stanno combattendo contro il glioblastoma, e ai loro cari, va il nostro abbraccio.