NOVITÀ DELLA RICERCA NEL QUINTO BIMESTRE 2025
Questo è il trentaquattresimo articolo del progetto che ha l’obiettivo di raccogliere periodicamente (ogni due mesi) le novità della ricerca sui trattamenti possibili per il glioblastoma multiforme. Di seguito elenco le notizie che abbiamo ritenuto più significative emerse negli ultimi due mesi. Come per gli articoli precedenti della serie ogni notizia sarà preceduta dal titolo originale con link alla fonte e seguita da un breve commento. Il criterio con cui vengono scelte le notizie è sempre quello di includere in generale le sole notizie relative a ricerche in fase clinica, a meno che il potenziale della ricerca per il trattamento del glioblastoma non sia veramente notevole.
Dispersed Glioblastoma Cells Prove More Aggressive
Un recente studio pubblicato su Cancer Cell rivela un meccanismo potenzialmente chiave nella resistenza e ricorrenza del Glioblastoma multiforme (GBM): le cellule tumorali che si disperdono dai gruppi cellulari formano una popolazione più aggressiva e resistente alle cure. Nel dettaglio: i ricercatori del Sylvester Comprehensive Cancer Center, guidati dalla dr.ssa Anna Lasorella e dal dr. Antonio Iavarone, hanno utilizzato l’approccio di “spatial transcriptomics” su piattaforma CosMx per mappare l’espressione genica a livello cellulare all’interno dei tumori di pazienti affetti da GBM. Hanno osservato che, mentre alcune cellule restano aggregate in cluster ben definiti, un’altra popolazione “dispersa” si stacca e occupa aree miste del tessuto tumorale — queste cellule dispersi mostrano una ridotta espressione di molecole di adesione cellulare e aumentata espressione di geni legati alla plasticità. L’importanza clinica: la plasticità, ovvero la capacità delle cellule tumorali di cambiare identità e comportamento, è correlata con la resistenza alla radiossione e alla chemioterapia e con peggiori risultati per i pazienti. gli autori ipotizzano che le terapie standard possano in alcuni casi favorire la dispersione cellulare e quindi il peggioramento della malattia. Implicazioni per pazienti e caregiver: questa scoperta apre un nuovo filone di ricerca – l’idea è che mantenere le cellule “aggregate” possa limitare la plasticità e rallentare la progressione del tumore. Sebbene non vi siano ancora applicazioni cliniche pratiche immediate, lo studio suggerisce che in futuro potrebbero essere sviluppati biomarcatori basati sulla proporzione di cellule disperse vs aggregate e, magari, nuovi trattamenti volti a rafforzare i legami tra cellule tumorali per renderle meno aggressive.
Guiding Principles for Adult CNS Tumor Treatment Programs
Questo studio sottolinea come la complessità e l’interdisciplinarietà dei tumori cerebrali richiedano un modello di cura strutturato: team multidisciplinari che includano neurochirurghi, oncologi, radiologi, neuro-psicologi e specialisti di supporto. Viene evidenziata l’importanza di protocolli standardizzati, monitoraggio continuo dei dati clinici, network per la condivisione delle migliori pratiche e l’integrazione di ricerca clinica e traslazionale. Inoltre, l’articolo pone l’accento sulla qualità delle strutture e sull’esperienza del centro nel trattamento — fattori associati a migliori esiti nei pazienti con tumori cerebrali.
Per pazienti e caregiver significa che la scelta del centro di cura può fare la differenza: rivolgersi a programmi che rispettino questi principi può aumentare le opportunità di accedere a trattamenti all’avanguardia e a un supporto completo.
I sette principi guida individuati dagli autori definiscono ciò che dovrebbe caratterizzare un centro davvero specializzato nei tumori del sistema nervoso centrale degli adulti.
Primo, è necessario un programma dedicato, cioè una struttura specifica focalizzata esclusivamente sui tumori CNS, con competenze ed esperienza mirate.
Secondo, il centro deve trattare ogni anno un volume adeguato di pazienti: un numero sufficiente di casi garantisce esperienza clinica e qualità delle cure.
Terzo, serve un team multidisciplinare stabile composto da neurochirurghi, oncologi, radioterapisti, neuroradiologi, infermieri specializzati e altre figure dedicate ai tumori cerebrali.
Quarto, devono essere disponibili test molecolari avanzati, fondamentali per una diagnosi accurata secondo gli standard OMS e per orientare le terapie più moderne.
Quinto, il centro deve offrire l’accesso a sperimentazioni cliniche specifiche o collaborare attivamente con strutture che le rendono disponibili.
Sesto, è richiesto un tumor board multidisciplinare, che si riunisca regolarmente per discutere insieme i casi e definire il percorso terapeutico migliore.
Settimo, il programma deve garantire servizi di supporto completi per pazienti e caregiver: riabilitazione, supporto neuropsicologico, assistenza sociale, cure palliative e risorse informative dedicate.
Biomarker Analysis Reveals Clues to Long-Term Survival in Glioblastoma Patients Treated with SurVaxM
Una recente analisi condotta dal Roswell Park Comprehensive Cancer Center ha identificato alcuni biomarcatori tumorali che potrebbero spiegare perché alcuni pazienti affetti da Glioblastoma multiforme (GBM) reagiscono in modo particolarmente favorevole al vaccino immunoterapico SurVaxM, somministrato insieme alle terapie standard. Lo studio riguardava pazienti con GBM di nuova diagnosi trattati con chirurgia, chemioradioterapia e successivamente con SurVaxM. I ricercatori hanno analizzato, in 34 pazienti su 63 partecipanti alla fase 2, il profilo molecolare del tumore prima del trattamento attraverso sequenziamento dell’esoma e RNA-seq. Hanno confrontato i tumori di pazienti con sopravvivenza breve (meno di 18 mesi) rispetto a quelli che hanno vissuto più a lungo (più di 18 mesi). I risultati principali: nei “long-survivors” sono state osservate alte infiltrazioni di cellule B e T (componenti chiave del sistema immunitario) e un’attivazione più marcata dei geni legati a interferone-γ e interferone-α, segnali che indicano una risposta immunitaria più attiva nel microambiente tumorale. Inoltre, è stato individuato un profilo di espressione genica di cinque gene che, insieme a una firma specifica per cellule B, ha predetto la sopravvivenza solo nei pazienti trattati con SurVaxM (e non in un gruppo di controllo senza immunoterapia), suggerendo che questi biomarcatori sono specifici per la risposta al vaccino, non solo indicatori generali di prognosi. Infine, lo studio sottolinea che 10 pazienti hanno raggiunto una sopravvivenza di oltre sette anni, incluso un gruppo di cinque ancora senza recidiva.
In sintesi, almeno per il SurVaxM sembra sia possibile predire su chi funzionerà meglio. Questo tipo di studio andrebbe fatto per ogni tipo di trattamento in modo da massimizzare l’efficacia sullo specifico glioblastoma del paziente e avvicinarsi a quella che dovrebbe essere una terapia personalizzata sullo specifico tumore del paziente.
Sonodynamic Therapy Using 5-Aminolevulinic Acid for Malignant Gliomas: A Review
L’articolo passa in rassegna anche i pochi, ma importanti, studi clinici condotti finora sulla terapia sonodinamica (SDT) con 5-ALA nei gliomi maligni. Si tratta soprattutto di piccoli studi pilota giapponesi, rivolti in particolare ai pazienti con recidiva. I risultati mostrano che la procedura è fattibile e generalmente ben tollerata, con assenza di effetti collaterali gravi attribuibili al trattamento. In alcuni casi è stata osservata una temporanea stabilizzazione della malattia, ma i numeri sono troppo ridotti per trarre conclusioni sull’efficacia. Gli autori sottolineano che, nonostante questi primi segnali incoraggianti, mancano completamente studi clinici di fase II o III, e non esistono trial controllati che dimostrino un beneficio concreto in termini di sopravvivenza. La SDT con 5-ALA rimane quindi una tecnologia promettente ma ancora altamente sperimentale, in attesa di studi clinici più ampi e rigorosi.
Glioblastoma treatment combo shows promise in pilot study
Un piccolo studio pilota ha valutato una nuova combinazione terapeutica per il glioblastoma recidivato, ottenendo risultati preliminari molto incoraggianti in un contesto clinico dove le opzioni sono estremamente limitate. La terapia unisce nogapendekin alfa-inbakicept, un agente che stimola le cellule T e NK, con il dispositivo Optune Gio, basato sui campi elettrici (TTFields). Lo studio ha coinvolto solo cinque pazienti, tutti già trattati con le cure standard e in progressione. Nonostante ciò, tutti hanno mostrato un beneficio clinico: tre pazienti hanno avuto una riduzione significativa del tumore (in due casi quasi completa), mentre gli altri due hanno mantenuto la malattia stabile. Inoltre, durante il trattamento si è osservato un aumento delle cellule immunitarie circolanti, segno che la combinazione potrebbe effettivamente potenziare la risposta immunitaria contro il tumore. Si tratta di risultati incoraggianti ma ancora molto preliminari: il numero di pazienti è ridotto e lo studio non è randomizzato. Tuttavia, indicano che l’associazione tra immunoterapia e campi elettrici potrebbe rappresentare una possibile via di ricerca per i pazienti con glioblastoma in recidiva. Studi clinici più ampi sono necessari per confermarne l’efficacia.
Un grazie a quanti ci hanno aiutato e continuano ad aiutarci a manterere viva l’organizzazione di volontariato e a sviluppare i nostri progetti sempre centrati sul supporto ai pazienti, ai loro caregiver.
Per quanto riguarda il progetto “Speranza e Coraggio” come avrete letto è iniziata l’erogazione del servizio gratuito di supporto psicologico e diversi pazienti e caregiver hanno iniziato ad utilizzarlo. Per farlo è sufficiente iscriversi a navigator.glioblastomamultiforme.it, selezionare il calendario, scegliere come specializzazione “Psico-oncologia / Neuropsicologia“, scegliere uno degli specialisti elencati e di seguito scegliere uno degli appuntamenti disponibili. Navigator vi invierà le istruzioni con il link per accedere alla videoconferenza.
Questo è tutto per questo numero sulle novità della ricerca. Un in bocca al lupo di cuore a tutti coloro che stanno combattendo contro il glioblastoma e ai loro cari!