Novità della Ricerca nel Terzo Bimestre 2025

Anche se pubblicato con un po’ di ritardo questo è il trentaduesimo articolo del progetto che ha l’obiettivo di raccogliere periodicamente (ogni due mesi) le novità della ricerca sui trattamenti possibili per il glioblastoma multiforme. Di seguito elenco le notizie che abbiamo ritenuto più significative emerse negli ultimi due mesi. Come per gli articoli precedenti della serie ogni notizia sarà preceduta dal titolo originale con link alla fonte e seguita da un breve commento. Il criterio con cui vengono scelte le notizie è sempre quello di includere in generale le sole notizie relative a ricerche in fase clinica, a meno che il potenziale della ricerca per il trattamento del glioblastoma non sia veramente notevole.

A phase 1 safety and feasibility trial of a ketogenic diet plus standard of care for patients with recently diagnosed glioblastoma
La dieta chetogenica (KD) è un regime alimentare specifico, a bassissimo contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi, con l’obiettivo di indurre la produzione di chetoni. I chetoni vengono poi utilizzati come fonte alternativa di energia dall’organismo. Impiegare la KD come parte del trattamento del cancro è interessante poiché le cellule tumorali non sono in grado di utilizzare i chetoni come fonte energetica e risultando quindi “affamate” di energia. Questo studio clinico dimostra che la dieta chetogenica è utilizzabile e sicura. Diciassette dei 21 partecipanti con glioblastoma di nuova diagnosi sono riusciti a mantenere la KD per almeno 4 settimane, e 12 hanno completato l’intero ciclo di 16 settimane. Dieci dei 12 partecipanti hanno proseguito la KD anche dopo la conclusione dello studio. Secondo i ricercatori, la dieta è stata ben tollerata, sebbene i sintomi più comuni siano stati lieve perdita di appetito, sintomi simil-influenzali, diarrea e affaticamento. Nessun partecipante ha interrotto lo studio a causa degli effetti collaterali della dieta. Le misurazioni della qualità della vita e della funzione cognitiva sono risultate stabili e, in alcuni casi, migliorate, ma non è stata possibile un’analisi statistica per il numero ridotto di soggetti. Anche la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale sono risultate favorevoli, ma senza possibilità di analisi statistica.Questo studio ha fornito i dati preliminari per un trial clinico randomizzato di fase 2, attualmente in corso (NCT05708352), che confronterà la dieta chetogenica con le indicazion preliminari dietetiche standard, entrambe associate alla terapia standard, in pazienti con nuova diagnosi di glioblastoma.

A cross-talk established by tumor-targeted cytokines rescues CAR T cell activity and engages host T cells against glioblastoma in mice
Un recente articolo pubblicato su Science Translational Medicine identifica un nuovo approccio per aumentare l’efficacia delle terapie a base di cellule CAR T (chimeric antigen receptor T-cell) nel glioblastoma. Questo nuovo metodo utilizza macrofagi modificati, un tipo di globulo bianco, somministrati contemporaneamente alle cellule CAR T per modificare l’ambiente circostante il tumore. I macrofagi rilasciano citochine sulla superficie tumorale, rendendo così le cellule CAR T più efficaci una volta penetrate nelle cellule tumorali. Il risultato finale è l’attivazione delle risposte immunitarie all’interno del tumore, anziché a livello sistemico, con il potenziale non solo di aumentare l’efficacia, ma anche di ridurre gli effetti collaterali. In Italia è in corso il primo studio clinico sull’uomo che incorpora questo approccio, chiamato TEM-GBM (NCT03866109), e che valuta la sicurezza dei macrofagi modificati, denominati Temferon, somministrati da soli.

Gabapentin Linked to Longer Survival in Glioblastoma Brain Cancer  
Un nuovo studio suggerisce che il gabapentin post-operatorio, un neuromodulatore solitamente utilizzato per il dolore neuropatico, possa migliorare la sopravvivenza globale nei pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi. In due coorti per un totale di 1.072 pazienti, coloro che hanno ricevuto gabapentin hanno vissuto in media 4 mesi in più presso il Mass General Brigham e 6 mesi in più presso la UCSF rispetto a chi non lo ha ricevuto. Il gabapentin agisce sul TSP-1, una proteina sinaptogenica implicata nella progressione tumorale. È importante notare che i risultati dello studio hanno mostrato un’associazione tra l’uso di gabapentin e una riduzione dei livelli sierici di TSP-1. Lo studio presenta alcune limitazioni, tra cui il disegno retrospettivo e la variabilità del dosaggio tra i pazienti, ma si auspica che futuri trial prospettici confermino questi risultati e definiscano il dosaggio ottimale.

Targeting the clock: new drug disrupts glioblastoma stem cells
Un team di ricercatori ha sviluppato SHP1705, un composto in grado di colpire le cellule staminali del glioblastoma (GSC) agendo sul loro ritmo circadiano, un meccanismo interno che queste cellule sfruttano per sopravvivere e proliferare. Sappiamo come le cellule staminali del glioblastoma siano le principali responsabili di ricorrenza e farmacoresistenza. Le GSC manipolano la proteina dell’orologio biologico CRY2; SHP1705 ne ripristina l’attività, interrompendo i processi vitali delle cellule tumorali. Questo composto provoca la riduzione della vitalità delle GSC senza danneggiare le cellule cerebrali sane. È stata inoltre dimostrata l’efficacia sia su linee tumorali sensibili che resistenti alla chemioterapia e rallentamento della crescita del tumore nei modelli murini. Il composto SHP1705 ha completato con successo uno studio di fase 1 su volontari sani, dimostrando un buon profilo di tollerabilità (effetti collaterali lievi come nausea e mal di testa). Questo approccio apre una nuova strada terapeutica, mirata a una vulnerabilità specifica del glioblastoma, con il potenziale di aumentare selettività ed efficacia riducendo gli effetti collaterali sistemici.

Dual-Target CAR T-Cell Therapy Slows Glioblastoma Growth
Lo scorso anno si è parlato molto della terapia con cellule CAR T per il glioblastoma ricorrente (GBM), dopo che alcuni primi studi avevano mostrato una riduzione delle dimensioni del tumore. Molti esperti del settore sono però rimasti cauti, poiché le risposte tendevano a essere temporanee. Nuovi risultati di uno studio di fase 1 a dose crescente, condotto all’Università della Pennsylvania su pazienti con GBM ricorrente, stanno contribuendo a chiarire il potenziale di questa terapia. Utilizzando cellule CAR T a doppio bersaglio, progettate per colpire due proteine presenti sulle cellule del GBM (EGFR e IL13Ra2), i ricercatori hanno osservato una riduzione del tumore nel 62% dei pazienti (8 su 13) che presentavano ancora malattia visibile dopo l’intervento chirurgico. I dati sulla sopravvivenza per tutti i pazienti trattati finora (n=18) sono ancora in fase di raccolta, ma diversi partecipanti allo studio hanno vissuto 12 mesi o più dopo il trattamento, e un paziente ha mantenuto la malattia stabile per oltre 16 mesi. Le prime coorti di questo studio hanno ricevuto una sola infusione di cellule CAR T, ma in futuro si prevede di somministrarne più di una. Sono inoltre in programma studi per valutare questo trattamento anche nei pazienti con nuova diagnosi di GBM.

Phase II propensity-matched controlled trial evaluating metformin as an adjunct to neoadjuvant, concomitant, and adjuvant temozolomide and hypofractionated accelerated radiotherapy (M-HART) in glioblastoma patients (NCT02780024) 
Uno studio presentato recentemente al congresso ASCO suggerisce che un nuovo protocollo, che prevede l’aggiunta della metformina, possa migliorare gli esiti nei pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi. In questo studio di fase 2 condotto in Canada, 50 pazienti hanno ricevuto metformina insieme a temozolomide (TMZ) prima dell’intervento chirurgico, durante un regime di radioterapia accelerata (60 Gy in 4 settimane) e per 6 cicli di chemioterapia di mantenimento. Questi pazienti sono stati confrontati con 50 pazienti appaiati che avevano ricevuto il protocollo standard di Stupp. Il gruppo trattato con il protocollo sperimentale ha mostrato una sopravvivenza mediana significativamente più lunga (24,1 mesi contro 17,7 mesi nel gruppo di cura standard) e una sopravvivenza libera da progressione migliorata (13,7 mesi contro 11,0 mesi). Particolarmente rilevante il dato nei pazienti con tumori MGMT metilati che avevano subito una resezione totale: in questo sottogruppo, la sopravvivenza mediana ha raggiunto 41,9 mesi rispetto ai 17,8 mesi del gruppo di controllo.

Molecular Correlates of Long-Term Response to Bevacizumab in Glioblastoma 
Uno studio pubblicato su JCO Precision Oncology (giugno 2025) analizza oltre 3.100 campioni tumorali di glioblastoma, di cui 571 trattati con bevacizumab, per identificare biomarcatori in grado di prevedere quali pazienti traggono un maggiore beneficio da questo farmaco. I risultati ci dicono che La sopravvivenza mediana complessiva dei pazienti trattati con bevacizumab è stata di 17,5 mesi. Nei pazienti che hanno ricevuto bevacizumab per almeno 1 anno, la sopravvivenza mediana è salita a 33,8 mesi, rispetto ai 15 mesi di chi l’ha ricevuto per meno di 6 mesi. Chi ha beneficiato di bevacizumab per un periodo prolungato (≥1 anno) mostrava una maggiore incidenza di: Amplificazione di LRIG3 (9% vs 1%), Amplificazione di CDK4 (22% vs 8%), Amplificazione di DDIT3 (14% vs 4%), Mutazioni in SETD2 (10% vs 3%), Metilazione del promotore MGMT (66% vs 32%). Al contrario, l’amplificazione di EGFR era più comune tra coloro che avevano ricevuto bevacizumab per un periodo breve (≤6 mesi) (46% vs 20%). Questi dati suggeriscono che l’amplificazione CDK4 potrebbe aiutare a identificare i pazienti con glioblastoma che possono beneficiare a lungo termine del bevacizumab, mentre l’amplificazione di EGFR potrebbe indicare una risposta più limitata. Questo approccio promette di affinare la selezione dei pazienti e ottimizzare l’uso clinico di bevacizumab.

Phase 2B Trial for Cancer Vaccine in Newly Diagnosed Glioblastoma Will Continue
Lo studio SURVIVE (fase 2b), che valuta il vaccino immunoterapico SurVaxM nei pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi, proseguirà secondo il protocollo originario: il comitato indipendente di monitoraggio della sicurezza ha concluse che i dati intermedi non richiedono alcuna modifica allo studio. Il SurVaxM è un vaccino basato su peptidi che stimola il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali che esprimono la proteina survivin. Viene somministrato per via endovenosa dopo l’intervento chirurgico e la radioterapia: inizialmente con quattro iniezioni distribuite su sei settimane, seguite da dosi di mantenimento ogni tre mesi. Lo studio è in corso presso più centri e coinvolge circa 247 pazienti suddivisi in due bracci: trattamento sperimentale (SurVaxM + terapia standard) e placebo + terapia standard. L’obiettivo primario è valutare la sopravvivenza globale (OS); tra i secondari, la progressione libera da malattia (PFS), il tasso di risposta tumorale e la sicurezza. Il vaccino ha già mostrato un buon profilo di sicurezza e tollerabilità, fondamentale per mantenere la qualità della vita dei pazienti. La conferma del proseguimento del trial SURVIVE senza modifiche è un segno positivo: il vaccino SurVaxM continua ad emergere come una possibile strategia terapeutica innovativa, da valutare per il potenziale di migliorare la sopravvivenza nei pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi.

Un grazie a quanti ci hanno aiutato e continuano ad aiutarci a manterere viva l’organizzazione di volontariato e a sviluppare i nostri progetti sempre centrati sul supporto ai pazienti, ai loro caregiver. Per quanto riguarda il progetto “Speranza e Coraggio” il bando si è chiuso e nel corso del mese di agosto pubblicheremo l’elenco dei candidati che sono stati selezionati per la formazione specialistica. Questo è tutto per questo numero sulle novità della ricerca. Un in bocca al lupo di cuore a tutti coloro che stanno combattendo contro il glioblastoma e ai loro cari!