Novità della Ricerca sul Glioblastoma nel Quinto Bimestre 2022

Questo è il diciasettesimo articolo del progetto che ha l’obiettivo di raccogliere periodicamente (ogni due mesi) le novità della ricerca sui trattamenti possibili per il glioblastoma multiforme. 
Di seguito le notizie che abbiamo ritenuto più significative. Come per gli articoli precedenti della serie ogni notizia sarà preceduta dal titolo originale con link alla fonte e seguita da un breve commento. Il criterio con cui vengono scelte le notizie è sempre quello di includere in generale le sole notizie relative a ricerche in fase clinica, a meno che il potenziale della ricerca per il trattamento del glioblastoma non sia veramente notevole.

A Prospective, Cohort Study of SITOIGANAP to Treat Glioblastoma When Given in Combination With Granulocyte-Macrophage Colony-Stimulating Factor/Cyclophosphamide/Bevacizumab/Nivolumab or Granulocyte-Macrophage Colony-Stimulating Factor/Cyclophosphamide/Bevacizumab/Pembrolizumab in Patients Who Failed Prior Treatment With Surgical Resection, Radiation, and Temozolomide
Sono notevoli i risultati di questa terapia vaccinale. Lo studio riporta i risultati del trattamento su 21 pazienti con Glioblastoma ricorrente che normalmente, secondo i dati storici hanno una sopravvivenza media di 8 mesi. Con questo trattamento la sopravvivenza media è di 19.6 mesi, con 25% dei pazienti ancora vivi al termine del trial ossia a 40 mesi. Il protocollo ha avuto effetti collaterali minimi. Questo approccio mi piace perché come vedete anche dal titolo è un cocktail di trattamenti: i pazienti hanno ricevuto SITOIGANAP in cicli di 28 giorni in combinazione con il fattore stimolante le colonie di granulociti-macrofagi (GM-CSF), ciclofosfamide, il bevacizumab e un anticorpo monoclonale anti-PD-1 (nivolumab o pembrolizumab).

Radiotherapy Plus Temozolomide With or Without Nimotuzumab Against the Newly Diagnosed EGFR-Positive Glioblastoma: A Retrospective Cohort Study
Il Nimotuzumab è un anticorpo monoclonale che contrasta l’EGFR. È considerato sperimentale negli US ma approvato in alcune nazioni. La sperimentazione ha coinvolto 56 di nuova diagnosi divisi in due gruppi: Radioterapie e Temodar e Radioterapia, Temodar e Nimotuzumab. L’aggiunta del Nimotuzumab a Radioterapia e Temodar ha prodotto notevoli miglioramenti in termini di sopravvivenza. Per tutti i pazienti con Glioblastoma ha aumentato la sopravvivenza di 11 mesi. Per i pazienti con MGMT non metilato i risultati sono stati ancora migliori: la sopravvivenza globale è stata di 19.3 mesi contro i soli 6.7 mesi senza il Nimotuzumab. Anche qui noterete che l’uso combinato dei farmaci permette di ottenere miglioramenti significativi.

Biosensor Detects Brain Tumors With Less Than a Drop of Blood
Questo biosensors e’ in grado di rilevare piccolissime quantità di materiali derivati dal tumore come acidi nucleici, proteine e lipidi che passano la membrana emato-encefalica e entrano nel circolo partendo da una goccia di sangue prelevata al paziente. Il sensore è in grado di funzionare utilizzando un metodo noto come spettroscopia di Raman che genera profili molecolari, la firma molecolare, da ogni campione. I ricercatori hanno poi analizzato i profili con una rete neurale artificiale DEEP per trovare evidenza di un tumore cerebrale, definirne il tipo e anche predire la localizzazione. Questo test infatti ci dice anche se il tumore e primario o metastatic con una accuratezza che va dal 96% al 100%.  Magari in futuro questo metodo potrebbe anche consentire di tracciare l’evoluzione del tumore e dirci se i trattamenti funzionano o se ci sono ricorrenze oltre che consentire una diagnosi precoce che consentirebbe di migliorare l’efficacia dei trattamenti.

Determinants of tumor treating field usage in patients with primary glioblastoma: A single institutional experience
Si tratta di un articolo molto informativo con i risultati di un singolo ospedale in cui il dispositivo Optune è offerto come trattamento standard a tutti i pazienti. I pazienti tuttavia appartengono a tre gruppi distinti: quelli che rifiutano il dispositivo, quelli che lo accettano ma con una bassa compliance (aderenza alle prescrizioni) e quelli che lo accettando e seguono le prescrizioni. Non ci sono ragioni apparenti per queste differenze e i gruppi sono bilanciati quanto a età e sesso. Il risultato è che i pazienti che hanno rifiutato il dispositivo hanno avuto una sopravvivenza mediana di 14 mesi contro i 28 mesi dei pazienti che lo hanno utilizzato. A 5 anni il 20% dei pazienti Optune erano ancora vivi contro nessuno dei pazienti che non lo hanno utilizzato. La compliance è un fattore molto importante ma se vogliamo è intrinseco nel funzionamento. Il dispositivo inibisce la mitosi (divisione) cellulare ma solo quando è utilizzato. Quando non utilizzato la mitosi riparte e come sappiamo sono le cellule tumorali quelle che si riproducono rapidamente.

Manipulating Astrocytes in Tumor Environment Effective Against Glioblastoma
Un team di ricercatori Israeliani dell’Università di Tel Aviv ha dimostrando che eliminando o inibendo l’abilità delle cellule cerebrali note come atrocity di fornire energia alle cellule di glioblastoma è in grado di fare morire le cellule tumorali e quindi di fare regredire il tumore. Il metodo è stato sviluppato dopo aver scoperto due meccanismi che supportano crescita e sopravvivenza del tumore. Il primo protegge le cellule cancerose dal sistema immunitario, il secondo fornisce l’energia necessaria alla rapida crescita del tumore. Entrambi i meccanismi sono controllati dagli astrociti e in caso di assenza di questi le cellule tumorali muoiono e vengono eliminiate. Questa ricerca è ancora in fase pre-clinica e ha dimostrato funzionare prima in provetta e poi su animali. Gli animali sottoposti al trattamento sono tutti guariti. C’è da sperare in un rapido passaggio alla fase clinica.

This breakthrough drug may treat cancerous brain tumors
Questa ricerca è al momento in fase clinica I con possibilità di passare a fase II entro 2 anni. Lo studio presenta una nuova molecola che agisce sui meccanismi di controllo dell’orologio circadiano che regola l’alternanza sonno veglia. Sembra infatti che le cellule staminali di glioblastoma prendano il controllo del macchinario dell’orologio circadiano e questo le aiuta a diffondersi più rapidamente e a resistere agli effetti della chemioterapia e del trattamento con radiazioni. Questa molecola quindi attacca direttamente le cellule staminali di glioblastoma che come sappiamo sono le principali cause delle ricorrenze.

Non vi sono altre novità di rilievo per la ricerca. Un in bocca al lupo di cuore a tutti coloro che stanno combattendo contro il glioblastoma e ai loro cari!