La luce che resta accesa
In questi giorni di festa, in casa mia c’è un albero di Natale acceso. Le luci sono soffuse, calde, e accanto c’è una lampada che resta sempre accesa. È accesa per Emanuele. Lo è da anni. Non illumina solo una stanza: tiene viva una presenza, un legame che il tempo non ha cancellato.
Rileggendo gli editoriali degli anni passati, e in particolare quello di fine 2024, mi accorgo che molti degli obiettivi che ci eravamo dati sono stati raggiunti. Eppure, guardando quella luce, so anche che c’è ancora moltissimo da fare. Perché quando si parla di glioblastoma e di tumori cerebrali di alto grado, ogni passo avanti porta con sé nuove responsabilità.
Quest’anno abbiamo scelto di concentrarci su qualcosa di essenziale: non lasciare sole le persone.
Con il progetto “Speranza e Coraggio”, grazie al co-finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia, siamo riusciti ad attivare un servizio di supporto psicologico specializzato, gratuito e accessibile da remoto, rivolto a pazienti, caregiver e familiari, su tutto il territorio nazionale e oltre. È un servizio che non promette soluzioni facili, ma offre ascolto, competenza e continuità. Perché chi affronta un tumore cerebrale non combatte solo contro una malattia: combatte contro la paura, l’incertezza, il senso di isolamento.
Abbiamo anche continuato a far crescere Glioblastoma Navigator, una piattaforma che incarna sempre di più il concetto di SuperMind: un luogo in cui pazienti, caregiver, specialisti e sistemi di intelligenza artificiale collaborano, condividono informazioni, si sostengono. È attraverso questa piattaforma che oggi possiamo erogare il servizio di Speranza e Coraggio, ed è qui che nasceranno nuovi strumenti, nuove possibilità. Perché la tecnologia, se guidata dall’umanità, può diventare una luce accesa nel buio. Il sito continua a essere visitato, letto, consultato. Le rubriche sulle novità della ricerca, le storie di glioblastoma, le conferenze e gli incontri che organizziamo continuano a offrire informazioni affidabili e comprensibili. Sapere non elimina il dolore, ma aiuta a non sentirsi persi. E questo, per noi, resta un impegno fondamentale.
Guardando al prossimo anno, il desiderio è chiaro: far crescere “Speranza e Coraggio”, renderlo sempre più accessibile, sempre più utile, sempre più presente nella vita di chi sta affrontando ora un tumore cerebrale di alto grado. Qui abbiamo bisogno del vostro aiuto, dell’aiuto di te che stai leggendo questo articolo. Chiedere questo tipo d’aiuto non è mai facile ma fatto il primo passo il beneficio è enorme. Allo stesso tempo continueremo, con ancora più determinazione, a informare, spiegare, accompagnare. E arricchiremo ulteriormente il Glioblastoma Navigator, perché nessuno debba sentirsi solo davanti a domande troppo grandi.
Quest’anno abbiamo incontrato altre organizzazioni di volontariato che in Italia si occupano di tumori cerebrali. È emersa una consapevolezza forte: insieme possiamo fare di più. Servirebbe una voce comune, un’“organizzazione ombrello” capace di incidere davvero. Perché oggi esistono situazioni che non possiamo più accettare: terapie approvate ma non disponibili in Italia, come il vorasidenib per i tumori con mutazione IDH; disuguaglianze territoriali che fanno sì che dispositivi come Optune vengano concessi o negati a seconda della ASL. La cura non può dipendere dal codice postale.
Emanuele non è più fisicamente con noi da sette anni. Ma quella lampada accesa, ogni sera, mi ricorda che l’amore non si spegne, e che dal dolore può nascere qualcosa che aiuta altri a camminare. Questo sito, questi progetti, questa comunità esistono anche grazie a lui. In questo tempo di feste voglio stringere idealmente in un abbraccio tutte le persone per le quali il regalo più desiderato – il ritorno di chi se n’è andato a causa di un tumore cerebrale – sanno di non poterlo avere. A voi, e a chi oggi sta lottando, voglio dire con semplicità e verità: non siete soli. C’è una luce accesa. Continueremo a tenerla viva. Con speranza. E con coraggio.
Grazie….
Viviamo nell’angoscia e in una incertezza devastante. Mio marito, uomo sano e sportivo, ha avuto questa diagnosi da aprile e il giorno dopo giorno scopriamo quanto sia spaventosa. Siamo nel trattamento standard cui faticosamente aggiungiamo terapie aggiuntive, con consultazioni varie. Ad oggi la situazione sembra stabile, ma tanta stanchezza e problemi di memoria. Ed io ogni giorno con più paura.
Ho scoperto ora questo sito, che mi conforta facendomi sentire meno sola.
A fine maggio è stato diagnosticato a mio marito un tumore cerebrale. Operato in tempi velocissimi, ha reagito bene all’intervento. Purtroppo l’aggressività del male è molto forte: nonostante la radioterapia e la terapia chemio sperimentale con NIRAPARIB è progredito. Ora stiamo seguendo la terapia standard con Temodal. Paura e speranza sono ormai compagne di vita. Siamo seguiti da un’equipe meravigliosa al Bellaria di Bologna: procediamo un passo alla volta ed il fatto di sapere di poter condividere con “compagni di viaggio” che hanno vissuto o stanno vivendo questa esperienza scalda davvero il cuore e infonde forza ed energia positiva. Grazie!
Mio marito ha scoperto di avere un glioblastoma di 4 grado infiltrante a maggio 2025. Senza sintomi evidenti se non uno stato di confusione lieve il giorno prima di entrare in pronto soccorso e dieci giorni prima dell’operazione al San Giovanni di Roma. Non mi e’ stato dato il tempo di capire bene di cosa si trattasse perché il neurochirurgo non riteneva di dovermi parlare e alla richiesta degli esami diagnostici per un consulto mi è stato detto che avrei dovuto portarlo via dall’ospedale per averli. E’ stato operato e ha fatto radio e chemio e ora sta facendo i cicli di temozolomide, e’ al sesto. La RMN ha mostrato una recidiva fin da settembre. Ora sta in lento declino cognitivo e ha difficoltà a leggere e scrivere. Ma la cosa peggiore è che non ho avuto alcuna informazione su ciò che ci dobbiamo aspettare. I medici non parlano, non danno alcuna informazione anche su cosa mi devo aspettare come evoluzione, su quali risorse ci sono a disposizione per aiutare la fase finale del paziente. Non un’indicazione. Avendo un dottorato di ricerca in materie scientifiche so cosa mi attende e so leggere le probabilità ma non so a chi chiedere aiuto perché la situazione non è banale. Esistono associazioni di volontari che possono aiutare? Sento parlare di hospice per la fase finale ma è così anche a Roma? Sarebbe utile avere un contatto per informazioni su Roma per capire cosa fare nella fase terminale. Grazie